E ordinò da bere

…e la giovinezza perduta nei locali
specchiata nelle bolle dell’ennesimo bicchiere
fuori le amanti, per forza due per volta
ma come fosse una
I pugni battuti sul tavolo di chi si dà di gomito
e ogni sera una, l’anima della festa: il tormento della mattina
o della famiglia, della psicologia, il cinema,
il cinema, quel tanto di politica
annacquata un po’ alla sera.

Ma lei si presentò d’un brutto giorno
e disse che novembre era passato
che c’era un solo mese per viaggiare, per che destinazione?
Si era presentata e non andò più via
sedette invece ai margini del posto
e ordinò da bere
le bolle del bicchiere.

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Soliloquio

Soffocano le gambe dei miei versi posati
filologia abbandonata, dov’è la furia, il furore, il fuggire degli occhi?
Nell’intelletto nessuna strada, né la voce salvò i mendicanti dal morire di fame
Significo e vivo e copro
Magnifico la carne, la poesia non è che apologia della carne
Nulla peggiore di un attore che reclami i propri versi, si sputi sugli attori-poeti

La giovinezza e il dimentico mosaico sulla labbra
Il furore degli anni è tutto in un corpo solo – che non è il mio
Credimi,
Potessi parlargli, strisciargli verso il corpo muto
gridare ancora una volta il mio nome che è ****
Io sono l’Indicibile, posseggo nella voce il femminile e
mi costringo alla ragione