In risposta a Pietrangelo Buttafuoco.

‘L’omofilia obbligatoria è l’assioma cui soggiace l’umanità minuta del senso comune, è il tratto distintivo di un’egemonia tutta sottoculturale fatta di obbedienze derivate dal riflesso automatico di non toccare l’intoccabile pena l’anatema. Capita a tutti di sentirsi dare del cornuto, a maggior ragione se si è popolare […] capitò anche alla Monna Lisa una rivisitazione del sorriso con tanto di baffi […] La vera ipocrisia è rivendicare un diritto abbondantemente ottenuto. Non c’è nessun silenzio da rompere, anzi, c’è solo la solita musica dell’ideologicamente corretto.’
Così scriveva ieri il giornalista Pietrangelo Buttafuoco su una pagina del Fatto Quotidiano. Egli accusa il politicamente corretto che prende possesso delle testate nazionali, sempre benvestite e piccoloborghesi pronte a difendere qualsiasi sopruso, ma solo nel caso porti il sold-out delle copie. Giusto, esatto, ma il Buttafuoco non si accorge che nel suo flusso di coscienza parla di ‘un diritto abbondantemente ottenuto’ e sostiene che ‘se ne sono ammazzati di povericristi inseguiti dallo sberleffo, ma neppure la chiesa è ostacolo ai diritti, anzi.’. Certo, la questione non tanto è la quasi-innocente scritta ‘Frocio’ sul manifesto di Mika che ha portato alla creazione d’un hashtag e all’intervista sulle pagine del Corriere, quanto l’idea storicamente e politicamente ingiusta che ‘queste pezzenterie da consacrazione social’, in quanto ‘politicamente corrette’ (Travaglio qui scriverebbe: che sia meglio ammazzare un omosessuale per seguire una certa idea di politicamente scorretto?) non siano utili a una causa, che, non è il caso di ribadirlo, è lontanissima dall’essere abbondantemente educata. Qual è la vera funzione d’un quotidiano? Il suo ruolo nella società? L’informazione, certo, cui deve seguire per forza di cose una certa dose di pedagogia e in molti casi risulta davvero poco importante che essa sia costruita da individui dalla moralità quantomeno dubbia. Certo, la guerra hashtag alla mano non vive che insulsamente, ma anche il passo più misero può avere quell’utilità che un giornale dovrebbe prefiggersi. E’ più utile, per sensibilizzare (parola tremenda, ma non ne trovo altra) la communis opinio sulla questione omosessuale l’intervista in prima pagina del Corriere oppure il trafiletto del Buttafuoco?
Se poi il problema sia che gay risulta un termine piccolo-borghese, mentre ricchione si fregia della propria libertà dalle catene della correttezza, mi sembra una questione talmente misera da non meritarsi un articolo intero.

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