Soliloquio

Soffocano le gambe dei miei versi posati
filologia abbandonata, dov’è la furia, il furore, il fuggire degli occhi?
Nell’intelletto nessuna strada, né la voce salvò i mendicanti dal morire di fame
Significo e vivo e copro
Magnifico la carne, la poesia non è che apologia della carne
Nulla peggiore di un attore che reclami i propri versi, si sputi sugli attori-poeti

La giovinezza e il dimentico mosaico sulla labbra
Il furore degli anni è tutto in un corpo solo – che non è il mio
Credimi,
Potessi parlargli, strisciargli verso il corpo muto
gridare ancora una volta il mio nome che è ****
Io sono l’Indicibile, posseggo nella voce il femminile e
mi costringo alla ragione

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