Armand Duvall, dalla tomba di Marguerite

Mentre era tornato l’aprile
singhiozzavo verso Parigi
alla morte io avrei chiesto
le mie dediche sui libri
e se peccando di insistenza
io potessi rivederla
non farei che seppellirmi
sul suo letto, dolce membra

Mentre il viso continuava
la sua melodia dei pianti
si fermò la mia carrozza
nei ricordi dei miei anni
e mi vidi ancor più vecchio
sotto abili illusioni
e capii ch’io ero specchio
del suo viso e i suoi dolori

Ricordai i suoi progetti
le promesse mantenute
i suoi piedi nelle stoffe
le carezze maltenute
e mentre toccavo mani
che non avevo più temute
non potei non ricordarmi
delle altre mantenute

Queste sotto i manti algidi
non conservano che lame
mentre lei dai seni candidi
non aveva che le gambe
ma poi i vizi e le carrozze
la portarono con loro
mentre io non combattevo
che coi demoni nel corpo

E le lettere spedite
scritte solo per metà
mentre chiedeva il mio ritorno
tra la morte e la pietà
e quando lei mi ripeteva
sai che non vivrò per molto
io ero stupido e pensavo
che sarei stato già morto

Oggi aspetto che schiuda
la sua santa sepoltura
e di vederla serena
giuro, ho ancora un po’ paura
come quando le memorie
che oggi a lacrime son miste
non avrei che preferito
di vederla un po’ più triste

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