Matricidio, atto III

Oh madri, fermatevi! Non aumentate le sciagure umane!
Guido Ceronetti

Ci ho provato, madre
a disegnarmi le lacrime dei tuoi consensi
mentre si spegneva il lume sudicio del tuo utero
quell’urlo cretino che è il parto
da cui è generato il turpe del corpo
è morto
prostituzione esanime

(si avvicina il figlio alla madre
e le nasconde nei baci tre pugnali
e lascia a quella un ventre ancora caldo
come d’un nuovo parto, un’altra morte)

Penetrarti le vesti scarne
mi svuota la bocca d’edipo
cara educazione,
a quale cadavere ti immoli
alla nausea, massacro
all’esanime del parto
ci scambiamo i gemiti strappandoci gli ombelichi, madre
con quale corpo ti presenti al mio cospetto
che delusione questo tuo sangue
il femminino soffocato dalla grassezza
nessuna sacralità per questo tuo vomito d’ossa

(che si metta al mondo un cristo orbo
costretto alla sporcizia dei maiali
e lo si ammazzi nell’orgasmo del lavoro
la morte è solo il farmaco per gli insoddisfatti)

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