Su una città che non incontravo da tanto

Amica mia, litighiamo da anni
dove io cammino sulla tua schiena
tu rispondi con sbuffi della carne
eppure, dovrei tenere a te
che mi hai costretto alle piazze
come a una bambina. Viverti
mi spaventa, le luci proiettano ombre
sui giovani esanimi
e le voci si sussurrano amichevoli
piene di sciagura. Lontane da me le carceri
e le grida, vivere le celle di un’infanzia
attratto dall’indefinito, perché
possa incolparmi
di averlo reso simile agli uomini
ma sono nato nel segno di altre mura
e come un insetto passerò in ogni crepa
i troppi anni della mia finitezza

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